PIANO TRIENNALE PER LA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE E DELLA TRASPARENZA PER IL TRIENNIO 2019-2021


Il presente piano è stato approvato dal Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Farmacisti di Siena, con deliberazione n. 3 del 29 gennaio 2019, su proposta del Responsabile per la prevenzione della corruzione e trasparenza.

Pubblicato sul sito internet www.ordinefarmacistisiena.it nella sezione Amministrazione Trasparente.

PREMESSA

1. QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO
La legge 6 novembre 2012, n. 190 “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione” prevede alcune misure finalizzate tendenti a contrastare il verificarsi di fenomeni corruttivi nelle Amministrazioni Pubbliche e quindi quelle situazioni in cui si si evidenza un malfunzionamento dell’amministrazione a causa dell’uso a fini privati delle funzioni attribuite. L’articolo 1, comma 59 della l. n. 190/2012, sancisce che le disposizioni di prevenzione della corruzione si applicano a tutte le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2 del d.lgs. n. 165/2001, in base al quale “per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, che operano sotto la vigilanza dello Stato per scopi di carattere generale, e quindi anche agli Ordini professionali”; l’articolo 3, comma 1 del d.p.r. n. 68/1986 prevede che, all’interno del comparto del personale degli enti pubblici non economici, rientri il personale degli ordini e dei collegi professionali. Considerato che L’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), ha compiti di vigilanza e controllo sull’effettiva applicazione, alle singole Amministrazioni, delle misure anticorruzione e di trasparenza previste dalla normativa, ogni Amministrazione deve adottare un proprio Piano triennale di prevenzione della corruzione, procedere ogni anno al suo aggiornamento, e individuare al proprio interno un Responsabile il quale collabora alla predisposizione e all’aggiornamento del Piano triennale, svolge attività di verifica e controllo del rispetto delle prescrizioni in tema di anticorruzione e promuove la formazione dell’unico dipendente dell’Ordine dei Farmacisti di Siena. L’Ordine, ente pubblico non economico dotato di una propria autonomia organizzativa, ha adottato il primo piano 2016-2018 in data 25.01.2016, tenendo conto delle proprie specificità organizzative e strutturali e della particolare natura delle attività istituzionali svolte. In data 3 agosto 2016, l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha comunicato che saranno adottate delle Linee guida volte a fornire indicazioni per l’attuazione della normativa in questione. Saranno, pertanto, forniti chiarimenti in ordine ai necessari adattamenti degli obblighi di trasparenza in ragione delle peculiarità organizzative e dell’attività svolta dagli Ordini (ved. Circ. FOFI n. 10235 del 15.12.2016). Ad oggi ANAC non ha adottato Linee Guida al riguardo. Pertanto fino a quando non saranno emanate linee guida per differenziare l’applicazione della normativa, adattandola alla natura ed alle dimensioni dei singoli enti, non sarà facile orientarsi, soprattutto per gli Ordini con un unico dipendente. Il d.lgs. 97/2016 «Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo 14 marzo 2013 n. 33, ha apportato numerosi cambiamenti alla normativa sulla trasparenza, rafforzandone il valore di principio che caratterizza l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni e i rapporti con i cittadini. Tra le modifiche di carattere generale di maggior rilievo, si rileva il mutamento dell’ambito soggettivo di applicazione della normativa sulla trasparenza, l’introduzione del nuovo istituto dell’accesso civico generalizzato agli atti e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, l’unificazione fra il Programma triennale di prevenzione della corruzione e quello della trasparenza, ora PTPCT. Come per il triennio precedente, si rende necessario adottare, entro il 31 gennaio di ogni anno, un unico Piano triennale di prevenzione della corruzione e della trasparenza in cui sia chiaramente identificata la sezione relativa alla trasparenza. Non deve essere trasmesso alcun documento ad ANAC. I PTPCT devono, invece, essere pubblicati sul sito istituzionale tempestivamente e comunque non oltre un mese dall’adozione.

2. FINALITÀ DEL PIANO
La funzione principale del presente Piano è quella di formulare una strategia di prevenzione del fenomeno corruttivo che, attraverso una valutazione del diverso livello di esposizione degli uffici e dei servizi maggiormente a rischio corruzione, stabilisca i relativi interventi organizzativi volti a:
  - applicare le misure di contrasto previste dal Piano anticorruzione e vigilare sulla corretta attuazione da parte del personale dipendente delle relative prescrizioni;
  - collaborare all’individuazione, tra le attività della propria direzione, di quelle più esposte al rischio corruzione e delle relative azioni correttive.

Tale piano, quindi, ha lo scopo di delineare un programma di attività e misure specifiche derivanti da una preliminare e necessaria fase di analisi che è stata finalizzata, attraverso l’analisi dell’organizzazione dell’Ordine dei Farmacisti della provincia di Siena, a valutare la “possibile esposizione” al fenomeno corruttivo.
Il Piano evidenzia le misure contenute e la loro attuazione programmata secondo quanto previsto dalla Deliberazione ANAC n.241 del 2017.

LA REDAZIONE DEL PIANO E LE AZIONI DI MIGLIORAMENTO

1. OBIETTIVI E CONTENUTI GENERALI
Il Piano è finalizzato alla prevenzione e contrasto dei fenomeni di corruzione e illegalità e si propone i seguenti obiettivi:
  - rilevare e analizzare le attività e i processi dell’Ente maggiormente esposti al rischio corruzione;
  - individuare e analizzare la natura e i livelli dei rischi, in relazione alla probabilità e impatto degli eventi dannosi (rischi / minacce);
  - indicare gli interventi organizzativi volti a prevenire il medesimo rischio;
  - attivare le procedure appropriate per selezionare e formare i Dipendenti chiamati ad operare in settori esposti alla corruzione.

2. MAPPATURA E GESTIONE DEL RISCHIO
Attraverso un’analisi delle attività sensibili alla corruzione, il Piano sviluppa una mappatura del rischio, che si articola nelle seguenti fasi:
  - identificazione delle aree di rischio;
  - collocazione dei processi e delle attività dell’Ente nelle aree di rischio, a partire dalla ricognizione dei procedimenti dell’Ente;
  - individuazione delle misure di contrasto dei rischi La successiva gestione del rischio comprende:
    a) valutazione del rischio in relazione alla probabilità e impatto dell’evento dannoso;
    b) monitoraggio e verifica: le azioni di miglioramento.

Come già anticipato, la redazione del piano anticorruzione costituisce un’attività “in progress” che non si completa una volta per tutte. Per questo si renderà necessaria una valutazione sulle attività, al fine di migliorarne l’efficacia, anche sulla base delle esperienze e dei risultati ottenuti in questa prima fase di applicazione.
Il presente paragrafo del PTC contiene la valutazione dei rischi di corruzione e costituisce quindi un importante parametro per la valutazione dell’adeguatezza delle misure di contrasto alla corruzione attualmente in vigore all’interno dell’ente. Il paragrafo costituisce anche l’analisi dei rischi di commissione dei reati presupposto contro la Pubblica Amministrazione ai sensi del D. Lgs. 231/01. A tale riguardo, occorre premettere che i rischi riferibili alla corruzione sono estremamente contenuti e configurabili solo in via puramente teorica, giacché: o l’Ordine non utilizza denaro pubblico, sicché non sono configurabili i reati presupposto d’indebita percezione e malversazione ai danni della PA; o i rapporti economici con i soggetti accreditati sono regolamentati con tariffe standard, oggetto di approvazione da parte del Consiglio; o non si sono mai verificate criticità, nella storia dell’ente, rispetto a possibili episodi corruttivi.
La quantificazione del rischio viene espressa in termini numerici, applicando l’indicatore sintetico I x P = Impatto x Probabilità.
Questa scelta è ritenuta opportuna per facilitare l’individuazione in concreto del livello di rischio e quindi anche la necessità di misure preventive adeguate al livello di rischio.

Definizione della Probabilità
L’indicatore P rappresenta la probabilità con cui il rischio di commissione della condotta illecita può manifestarsi. La probabilità viene quantificata in base a due elementi:
  - valutazione in astratto rispetto alle caratteristiche dell’attività dell’Ente;
  - valutazione in concreto rispetto alle risultanze oggettive di cui l’ente dispone (ad esempio statistiche in vigore, di eventuali segnalazioni o denunce ricevute).

La modifica di taluni di questi elementi determinerebbe quindi la necessità di revisione dell’analisi dei rischi. Sulla base di tale premessa, si è utilizzata la seguente griglia per quantificare la probabilità nel range da 1 a 3.

Valutazione della probabilità del rischio
Livello di probabilità del rischio Criterio Valore assegnato
Bassa Poco probabile in astratto che si verifichi e non sono noti gravi incidenti nell’ultimo triennio 1
Media Probabile in astratto che si verifichi ma non si sono verificati gravi incidenti nell’ultimo triennio 2
Alta Probabile in astratto che si verifichi e si sono verificati gravi incidenti nell’ultimo triennio 3

Definizione dell’Impatto
L’impatto costituisce la ricaduta del reato sull’attività dell’ente in relazione alla sua gravità (non solo valutata in sé e rispetto alle sanzioni penali in vigore, ma anche alla luce dei principi comportamentali che ispirano l’attività dell’Ordine, della particolare rilevanza pubblicistica della sua attività e dell’importanza degli interessi economici e sociali connessi alla corretta azione dell’ente).
Sulla base di tale premessa, si è utilizzata la seguente griglia per quantificare l’impatto nel range da 1 a 3.

Valutazione dell'impatto del rischio
Livello dell'impatto del rischio Criterio Valore assegnato
Bassa Il rischio non è riferibile alla violazione della legge né ad un significativo danno di reputazione, ma il suo verificarsi determina costi e disagi per le azioni di rientro. 1
Media Il verificarsi della situazione a rischio determina anche possibili conseguenze legali per l’ente o un danno di reputazione. 2
Alta Il verificarsi della situazione a rischio determina anche la possibile commissione di reati presupposto. 3

Calcolo del rischio e conseguenti azioni da parte dell’Ordine
In relazione al prodotto I x P l’indice di attenzione può essere fissato sulla base della seguente tabella.

Azioni previste per la Gestione del rischio in base alla quantificazione I x P
Punteggio Classificazione Azioni proposte
1 Residuale (accettabile) Non occorre alcuna specifica azione e sono sufficienti i principi generali di comportamento contenuti nel Codice Comportamento dell’Ordine
da 2 a 3 Basso (accettabile) L’attività a rischio dev’essere regolamentata attraverso specifiche norme interne di comportamento (Regolamenti, Procedure, Istruzioni Operative, Circolari, Delibere degli Organi...) dirette ad uniformare i comportamenti degli addetti di dell’Ordine coinvolti nell’attività.
da 4 a 6 Alto (accettabile) Occorre anche svolgere audit periodici da parte del Responsabile della Prevenzione della Corruzione sulla specifica attività a rischio.
9 Molto alto (non accettabile) L’attività a rischio non può essere più svolta se non a seguito di azioni di rientro

Nella successiva tabella s’individuano i possibili rischi corruttivi, le persone che prendono parte alle attività a rischio, l’impatto, la probabilità e le azioni di miglioramento per i rischi classificati come “alto” e “molto alto”.

Tabella dei rischi
AREE A RISCHIO ADDETTI CHE POTREBBERO REALIZZARE LA CONDOTTA ILLECITA I P IxP CONTROMISURE ADOTTATE
Area acquisizione e progressione del personale Soggetti all’interno dell’Ente con poteri decisionali 2 1 2 Osservanza delle norme contenute nel Contratto Collettivo Nazionale per Enti Pubblici non economici
Area affidamento di lavori, servizi e forniture: Scelta del fornitore condizionata da interessi personali o comunque non rispondenti alle necessità espresse dall’Ente Tesoriere e tutte le persone con potere di decidere acquisti ed il personale amministrativo, rispetto alle operazioni materiali 2 1 2 Verifica accurata dell’offerta
Rilascio di pareri di congruità Adozione del parere di congruità da parte del Consiglio nei casi di richiesta da parte del professionista/nel caso di richiesta da parte del giudice       - Regolamentazione interna conforme alla L. 241/90
- Rotazione dei soggetti che istruiscono l’istanza di liquidazione
- Rendicontazione sintetica e statistica dei pareri rilascianti onde creare precedenti/benchmark
Indicazione di professionisti per l’affidamento di incarichi specifici Tutti i casi in cui gli Ordini sono interpellati da terzi per la nomina di professionisti cui conferire incarichi (i.e. terna collaudatori) 2 1 2 - Previa individuazione criteri di selezione dei candidati
- Trasparenza e pubblicità nella predisposizione delle liste di professionisti (liste on line/procedure di selezione pubblica)
- Verifica di sussistenza di situazione di conflitto di interessi per il soggetto che nomina
- Nomina collegiale e motivata
- Rotazione dei soggetti da nominare

IL CONTESTO INTERNO E L’ORGANIZZAZIONE

1. LA STRUTTURA
Sulla base della lettura di tale configurazione organizzativa, le funzioni previste dalla normativa e dal piano anticorruzione sono state assegnate al Consigliere delegato dal Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Farmacisti della provincia di Siena, avendo come obiettivo di conseguire il più efficace assetto in rapporto alla distribuzione di funzioni e responsabilità all’interno dell’Ente.

2. IL RESPONSABILE DELLA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE
Con Decreto del Consiglio Direttivo del 12 giugno 2017 è stato nominato Responsabile della Prevenzione della Corruzione e dell’Illegalità dell’Ordine dei Farmacisti della provincia di Siena la Dr.ssa Elena Floridi, Consigliere delegato dal Consiglio Direttivo che di seguito verrà per semplicità indicato Consigliere delegato ai sensi della Legge n. 190/2012. Rientrano tra i suoi compiti:
  a) redigere la proposta del Piano Triennale di prevenzione della Corruzione e dell’Illegalità;
  b) sottoporre il Piano all’approvazione del Consiglio Direttivo;
  c) definire procedure per la selezione e la formazione dei dipendenti destinati ad operare in settori particolarmente esposti alla corruzione;
  d) vigilare sul funzionamento e sull’attuazione del Piano;
  e) proporre modifiche al piano in relazione a cambiamenti normativi e/o organizzativi.

Dopo l'approvazione del Piano deve provvedere a porre in essere tutto quanto necessario al fine di dare ampia diffusione e informazione dello stesso.

3. IL CONSIGLIO DIRETTIVO DELL'ENTE
Entro il 31 gennaio di ogni anno Il Consiglio Direttivo, su proposta del predetto Responsabile, approva il Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e dell’Illegalità, con le modifiche e/o integrazioni ritenute necessarie per ragioni giuridiche e/o organizzative.

4. I REFERENTI
L’unico dipendente in organico, in relazione alle proprie competenze, è tenuto alla conoscenza del Piano Triennale di Prevenzione della corruzione e dell’illegalità e deve darvi esecuzione. Tale dipendente che esercita competenze su attività sensibili (intendendo per attività sensibili quei settori e/o attività individuati ad alto rischio corruzione), informa il Consigliere Segretario in merito al rispetto dei tempi procedimentali e a qualsiasi anomalia accertata, segnalando in particolare l’eventuale mancato rispetto dei termini o l’impossibilità di eseguire i controlli nella misura e tempi prestabiliti, spiegando le ragioni del ritardo. Il dipendente, nell’ambito del doveroso rispetto del codice di comportamento nel suo complesso, in caso di conflitto di interessi e/o incompatibilità anche potenziale, è tenuto ad astenersi, segnalando tempestivamente al Consigliere Segretario la situazione di conflitto (secondo quanto definito nell’ambito del Codice di Comportamento generale e di Ente). Il Responsabile della Prevenzione della Corruzione è il referente per l’attuazione del piano. Nello specifico è chiamato a:
  a) applicare le misure di contrasto previste dal Piano anticorruzione e vigilare sulla corretta attuazione da parte del personale dipendente delle relative prescrizioni;
  b) collaborare all’individuazione, tra le attività della propria direzione, di quelle più esposte al rischio corruzione e delle relative azioni correttive;
  c) individuare il personale da inserire nei programmi di formazione.

LA METODOLOGIA
Poiché il Piano triennale per la prevenzione della corruzione e della trasparenza è un documento programmatico che deve contenere tutte le misure obbligatorie per legge ed eventualmente quelle ulteriori legate alle peculiarità dell’Ente coordinandone gli interventi, fondamentale è delineare il percorso di lavoro che ha portato alla definizione delle attività maggiormente a rischio. Il lavoro di “costruzione” del Piano Triennale Anticorruzione si è articolato attraverso la costituzione di gruppi di lavoro tra i membri del Consiglio Direttivo, finalizzati alla rilevazione delle aree maggiormente esposte a rischio corruzione, a partire dalla ricognizione dei procedimenti dell’Ente. L’operazione di rilevazione dei processi e delle attività, nell’ambito dell’articolazione organizzativa dell’Ente allora vigente, è stata condotta a partire dall’elenco dei procedimenti dello storico dell’Ente; con la consapevolezza che tale elenco non poteva che costituire una base di partenza, essendo rilevante per le finalità del piano un’analisi dei processi e delle attività svincolata dalla mera qualificazione giuridica. Dopo l’individuazione dei procedimenti con diretta rilevanza sull’utenza esterna i Consiglieri hanno provveduto, attraverso l’utilizzo del modello contenuto nel Piano Nazionale Anticorruzione per la valutazione del rischio, ad effettuare l’analisi del rischio per i procedimenti sopra indicati.

LE MISURE DI CONTRASTO
Molte delle azioni sono già prefigurate in specifici strumenti normativi e pertanto obbligatorie. Il legislatore ha infatti inserito la disciplina delle azioni di prevenzione e contrasto del fenomeno corruttivo in quadro più ampio che prevede una serie di attività, vincoli e obblighi preordinati a creare un ambiente sfavorevole ai fenomeni di deviazione. Questo quadro normativo impone una serie di iniziative che l’Ente deve obbligatoriamente attuare e che sostanziano i contenuti essenziali propri del piano per la prevenzione (codice di comportamento, piano triennale per la trasparenza, regolamento sugli incarichi) e in parte costituiscono azioni generalizzate a livello di Ente, nella logica di una strategia sistematica di contrasto e prevenzione. Accanto a queste è per altro necessario individuare per i singoli processi misure specifiche e appropriate la cui organizzazione non può che essere demandata a livello “periferico”. I principali strumenti previsti dalla normativa sono:
- adozione dei Piani triennali per la prevenzione della corruzione e della trasparenza;
  - adozione codice di comportamento di Ente;
  - obbligo di astensione in caso di conflitto di interesse;
  - disciplina specifica in materia di svolgimento di incarichi d’ufficio - attività ed incarichi extraistituzionali;
  - disciplina specifica in materia di conferimento di incarichi in caso di particolari attività o incarichi precedenti (pantouflage – revolving doors);
  - disciplina specifica in materia di tutela del dipendente che effettua segnalazioni di illecito (c.d. whistleblower);
  - formazione in materia di etica, integrità ed altre tematiche attinenti alla prevenzione della corruzione.

Per utilità operativa si è ritenuto pertanto opportuno operare una sorta di distinzione tra azioni di contrasto di carattere trasversale e altre che devono essere organizzate e gestite al livello dei singoli titolari dei processi/attività, pur nella consapevolezza che tale distinzione non esaurisce gli elementi identificativi dell’impostazione e gestione delle misure di contrasto.

PREDISPOSIZIONE PIANO TRIENNALE PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE
Al piano verrà data adeguata pubblicizzazione sul sito internet e l’Ente potrà tener conto in fase di approvazione annuale di eventuali proposte ed osservazioni in merito alla stessa, da attuarsi entro il 31 gennaio di ciascun anno. Il rispetto delle misure già vigenti, il loro miglioramento e l’attuazione di quelle ulteriori previste costituiranno obiettivi trasversali o puntuali a seconda della loro natura.

MISURE DI CONTRASTO DA ADOTTARE NEL CICLO DI VITA DEL PIANO

1. I CONTROLLI DI REGOLARITÀ AMMINISTRATIVA
Gli atti amministrativi pregressi sono stati sottoposti al controllo attraverso l’impiego di un sistema di indicatori idoneo a rilevare l’avvenuta osservanza della disciplina applicabile. Nel 2015 si è proceduto alla definizione di uno standard procedurale per le attività dell’Ente traducendolo in un manuale operativo. Sarà effettuato almeno un monitoraggio annuale e sulla base dei risultati monitorati.

2.TRASPARENZA E TRACCIABILITÀ
La normativa anticorruzione (Legge 190/2012) individua nel rafforzamento della trasparenza uno degli strumenti principali per la prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione. La trasparenza è intesa come accessibilità totale alle informazioni sull’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche. Essa costituisce livello essenziale delle prestazioni relative ai diritti sociali e civili ai sensi dell’art. 117. comma 2 lettera m) della Costituzione ed è assicurata attraverso la pubblicazione nei siti web istituzionali delle pubbliche amministrazioni delle informazioni riguardanti i procedimenti amministrativi. Le informazioni pubblicate devono essere facilmente accessibili, complete e agevolmente consultabili, pur nel rispetto delle disposizioni in materia di segreto di Stato, di segreto d’ufficio e di protezione dei dati personali. La Legge 190/2012 individua alcune importanti misure a tutela della trasparenza e contiene inoltre delega al Governo per l’emanazione di apposito decreto di riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni. La trasparenza, attraverso la pubblicizzazione di informazioni concernenti l’attività della pubblica amministrazione, consente la conoscenza dell’operato degli enti pubblici in termini di obiettivi prefissati, risultati raggiunti, modalità gestionali utilizzate per il raggiungimento degli obiettivi e relativi costi sostenuti. Consente pertanto l’esercizio del c.d. “controllo sociale” che viene visto dal legislatore della L. 190/2012 come necessario prerequisito per evitare fenomeni corruttivi o comunque genericamente episodi di devianza rispetto al principio del buon andamento e della corretta gestione. Il decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33 stabilisce che le Amministrazioni pubbliche adottino il Programma triennale per la trasparenza e l’integrità con misure collegate agli interventi previsti dal Piano di prevenzione della Corruzione, ma già la Legge 190/2012 chiarisce quali siano le misure fondamentali per la prevenzione di fenomeni corruttivi . Con riferimento alla tracciabilità dei processi, l’Ente si è dotato di una sorta di disciplina interna di gestione dei flussi documentali e di archiviazione che determina il passaggio dei flussi cartacei a digitali come segue:
  - garanzia della corretta produzione e conservazione del registro giornaliero di protocollo;
  - garanzia della leggibilità nel tempo di tutti i documenti trasmessi o ricevuti;
  - conservazione delle copie di salvataggio delle informazioni del sistema di protocollo e del registro di emergenza in luoghi sicuri e diversi da quello in cui viene custodito il suddetto sistema;
  - garanzia del buon funzionamento degli strumenti e del rispetto delle procedure concernenti le attività di registrazione di protocollo, di gestione dei documenti e dei flussi documentali, incluse le funzionalità di accesso dall’esterno e le attività di gestione degli archivi;
  - autorizzazione delle operazioni di annullamento della registrazione di protocollo.

Nel corso del triennio sono previste:
  - la creazione di meccanismi di raccordo tra banche dati istituzionali dell’Ente al fine di realizzare adeguati raccordi informativi interni;
  - l’estensione dell’informatizzazione dei processi amministrativi per consentire la tracciabilità del processo.

3. FORMAZIONE DEL PERSONALE
La formazione è un elemento centrale per l’attuazione del piano. Necessariamente la formazione dovrà accompagnare l’evoluzione del Piano e dei suoi aggiornamenti, adattandosi alle esigenze di volta in volta individuate. Saranno organizzati momenti formativi a più livelli sia sulla legge 190/2012 che sui Decreti Legislativi 33/2013 e 39/2013, con lo scopo di “preparare il terreno” idoneo per affrontare positivamente le attività da porre in essere. È evidente infatti, che l’efficacia dell’elaborazione del piano e – soprattutto - della sua attuazione poggia su un attivo coinvolgimento dell’intera struttura organizzativa (a partire dai vertici, ma non solo) e su una diffusa consapevolezza dei contenuti e dei criteri ispiratori della legge. Il Piano della formazione annuale dovrà contenere al riguardo formazione specifica, prevedendo, per quanto riguarda la lotta alla corruzione, un livello generale riguardante l'aggiornamento delle competenze (approccio contenutistico) e le tematiche dell'etica e della legalità (approccio valoriale). Si prevedono a tal fine, in particolare, interventi formativi sui seguenti argomenti:
  - il codice di comportamento dei Dipendenti dell’Ordine approvato nella riunione del CD del 10.11.2014;
  - la corretta stesura degli atti amministrativi; •
  - le procedure relative a: gare d’appalto, contratti, affidamento incarichi; •
  - le “buone prassi” in relazione al “front office”; •
  - il piano anticorruzione in genere.

Gli incontri saranno finalizzati ad esaminare, anche attraverso l’esame di casi pratici, le principali problematiche riscontrate nel corso dello svolgimento delle attività. Per quanto riguarda in particolare la “formazione generalizzata” si procederà tenendo conto dell'importante contributo che può essere dato dal personale interno all'amministrazione, prevedendo ove possibile percorsi formativi in e-learning. È previsto, inoltre, l’aggiornamento continuo “in progress” rispetto alla documentazione prodotta dai soggetti incaricati di prevenire e contrastare la corruzione a livello nazionale (Dipartimento della Funzione Pubblica e A.N.A.C.).

4. CODICE DI COMPORTAMENTO
È noto, che ai sensi dell’art. 54, commi 1 e 2 del D. Lgs. 30 marzo 2001, n. 165 è stato emanato il D.P.R. 16 aprile 2013, n. 62 (Regolamento recante Codice di comportamento dei dipendenti pubblici, a norma dell’articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165). Si tratta di un atto di natura regolamentare che il Governo ha definito sulla base delle citate disposizioni legislative, introdotte nel corpo del D. Lgs. n. 165/2001 dalla Legge n. 190/2012, con la finalità “di assicurare la qualità dei servizi, la prevenzione dei fenomeni di corruzione, il rispetto dei doveri costituzionali di diligenza, lealtà, imparzialità e servizio esclusivo alla cura dell’interesse pubblico”. Il Codice nazionale contiene una serie di regole di comportamento, in alcuni casi formulate in termini generali, in altri – e ciò con particolare riferimento alle fattispecie in cui è più rilevante il rischio di fenomeni di significativa devianza rispetto al corretto perseguimento dell’interesse pubblico o addirittura di natura corruttiva – contenenti indicazioni piuttosto puntuali degli obblighi di comportamento per i dipendenti pubblici e dei correlativi divieti. A tal proposito si deve osservare che per espressa previsione di legge il Codice dedica una specifica ed articolata disposizione ai doveri dei dirigenti. In adempimento del dettato comma 5 dell’art. 54 sopra citato, l’Ente ha proceduto a definire un proprio Codice di comportamento, approvato nella riunione del CD del 10.11.2014, che “integra e specifica” le disposizioni del Codice nazionale in coerenza con le linee Guida in materia di codici di comportamento delle Pubbliche amministrazioni adottate da ANAC mediante deliberazione 24 ottobre 2013, n. 75. Si segnala, da ultimo, che la violazione degli obblighi di comportamento contenuti nel Codice, ivi compresi quelli relativi all’attuazione del Piano di prevenzione della corruzione, è fonte di responsabilità disciplinare a carico di dipendenti.

5. REGOLAMENTI/PIANI
I nuovi adempimenti normativi impongono alla macchina amministrativa dell’Ente un approfondimento circa la struttura regolamentare in essere, con le opportune e necessarie modifiche e/o integrazioni. Il Responsabile Anticorruzione svolge un’attività di monitoraggio che ha ad oggetto il processo di attuazione del Programma avvalendosi dell’apporto dell’unico dipendente dell’Ente. Il Consigliere delegato, nella sua qualità di responsabile Anticorruzione, cura con periodicità annuale la redazione di un sintetico prospetto riepilogativo sullo stato di attuazione del programma, con indicazione degli scostamenti e delle relative motivazioni e segnalando eventuali inadempimenti; trasmetterà lo stesso al Consiglio direttivo.

6. INCOMPATIBILITÀ E INCONFERIBILITÀ DI INCARICHI – OBBLIGHI DI ASTENSIONE
La disciplina compiuta della presente contromisura è contenuta in parte nel codice di comportamento che altresì definisce procedure e modalità per assicurare il rispetto degli obblighi di astensione. Dovrà poi essere approvata una Disciplina specifica in materia di svolgimento di incarichi di uffici ed incarichi extra istituzionali, incarichi dirigenziali e di attività successiva alla cessazione del rapporto di lavoro.

7. ACCESSO CIVICO
L’accesso civico è regolato dall’art. 5 del D.Lgs 33/2013, che lo definisce quale “l’obbligo previsto dalla normativa vigente in capo alle pubbliche amministrazioni di pubblicare documenti, informazioni o dati comporta il diritto di chiunque di richiedere i medesimi, nei casi in cui sia stata omessa la loro pubblicazione”. La richiesta di accesso civico non è sottoposta ad alcuna limitazione, è gratuita e va presentata al responsabile della trasparenza dell'amministrazione che si pronuncia sulla stessa. L'Ordine, entro trenta giorni, deve procedere alla pubblicazione nel sito del documento, dell'informazione o del dato richiesto e lo trasmette al richiedente, ovvero comunica al medesimo l'avvenuta pubblicazione, indicando il collegamento ipertestuale a quanto richiesto. Se il documento, l'informazione o il dato richiesti risultano già pubblicati nel rispetto della normativa vigente, l'amministrazione indica al richiedente il relativo collegamento ipertestuale. Il responsabile della trasparenza delega i seguenti soggetti a svolgere le funzioni di accesso civico di cui all’articolo 5 del D.Lgs. n. 33/2013: - personale assegnato alla segreteria dell’Ordine. Si allega in calce al presente Piano modello di richiesta di accesso civico da presentare all’Ordine. È possibile presentare istanze ai riferimenti sotto indicati: • Tel. e fax: 0577/270309 • e-mail: segreteria@ordinefarmacistisiena.it

CONCLUSIONI
Con la redazione del presente Piano triennale, l’Ente intende dare adeguata e congrua attuazione al principio della trasparenza di cui all’art. 1 del D. Lgs. 14 marzo 2013 n. 33 recante il “Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni” ed al principio della legalità ed integrità di all’art. 1, comma 15 e ss. della L. 6 novembre 2012 n. 190 recante “Disposizioni per la prevenzione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione, per quanto compatibile con la propria natura giuridica e l’organizzazione dell’Ordine. La trasparenza dell’attività amministrativa, che costituisce livello essenziale delle prestazioni erogate dalle amministrazioni pubbliche ai sensi dell’art. 117 comma 2 lett. m) della Costituzione, è intesa come accessibilità totale a tutte le informazioni concernenti la propria organizzazione, gli andamenti gestionali, l’utilizzo delle risorse ed i risultati ed è finalizzata a consentire forme diffuse di controllo interno ed esterno anche da parte del cittadino. Tale adozione si prefigge di garantire un’amministrazione aperta ed al servizio del cittadino, in un’ottica di sviluppo della cultura dell’integrità e della legalità, e di prevenire fenomeni di corruzione. Per quanto riguarda la pubblicazione dei dati, l’Ordine ha iniziato un processo graduale nel rispetto del principio di trasparenza e imparzialità che caratterizza la pubblica amministrazione.

delibera 3 - approvazione piano 2019-2021 del 2019-01-29

ATTO PRECEDENTE

Con Delibera del Cosiglio Direttivo n.17 del 21.07.2017 è approvato il PIANO TRIENNALE PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE E TRASPARENZA PER IL TRIENNIO 2017-2019.
17-AGGIONAMENTO PIANO TRIENNALE CORRUZIONE E TRASPARENZA 2017-2019

Responsabile delle funzioni di prevenzione della corruzione (di cui alla legge 190/2012) e di attuazione della trasparenza (di cui al Decreto Legislativo 33/2013) delegato dal Consiglio Direttivo è il Consigliere Dott. ssa Elena Floridi. Tale incarico è stato attribuito con atto del Consiglio Direttivo in data 12 giugno 2017.
Decreto nomina Floridi ANTICORRUZIONE